Novecento

C’era una volta a Torino il ristorante futurista

Storia e memorie della Taverna Santopalato di via Vanchiglia, che fu il ristorante futurista di Torino. Qui nel 1931 si consumò una cena d'avanguardia, con piatti dai nomi e dagli accostamenti esotici concepiti da artisti e letterati.

Dietro le vetrine di quella che oggi è la Trattoria Toscana di via Vanchiglia 2, quasi un secolo fa, si celebravano la velocità e il rumore, la virilità, la conquista, la guerra. Nel locale a pochi passi da piazza Vittorio Veneto, che fu il ristorante futurista di Torino, entusiasmi e slanci avanguardisti erano tradotti in ricette e progetti culinari, preparati in cucine simili a laboratori scientifici, dotate di avveniristica strumentazione: ozonizzatori, lampade a raggi ultravioletti, elettrolizzatori, apparecchi per la distillazione, autoclavi centrifughe.

Taverna Santopalato, ristorante futurista di Torino
La Taverna Santopalato era luogo di ritrovo dei futuristi torinesi, tanto caratterizzata da permettersi manifesti con lo slogan «qui si beve futurista» a corredo dell’elenco di amari, vini, birre e dell’acqua San Bernardo (di cui ci è più famigliare il classico cartiglio in scrittura gotica, che l’associazione con l’avanguardia novecentesca). La scenografia era quella di una grande scatola cubica rivestita di alluminio, scandita da colonne luminose e occhi metallici simili agli
oblò delle navi.

Il pranzo avanguardista del 1931

Lì venne consumato l’8 marzo 1931 il primo pranzo avanguardista della storia: menù, allestimento, persino i movimenti dei camerieri studiati nei minimi dettagli da Filippo Tommaso Marinetti e Fillia, pseudonimo del pittore e poeta Luigi Colombo, in un ambiente decorato da quest’ultimo e dal bulgaro, torinese d’adozione, Nicolay Diulgheroff. Le quattordici portate della lista (tra i piatti creazioni come il Carneplastico, l’Ultravirile e il Brodo solare), ideate da artisti futuristi ed eseguite dagli chef Ernesto Piccinelli e Celeste Burdese, si susseguirono (nell’orario della nostra cena) dalle 21,30 fino alle 4 del mattino successivo.

Anche se la taverna Santopalato non esiste più, il menù di quello giorno, con le portate dettagliatamente descritte, è un tuffo emozionante nel passato.

 

[L’articolo completo con molte altre curiosità e pubblicato su Torino Storia n. 46, in 1000 edicole di Torino e Provincia]


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