Medio Evo

Dietro le Metamorfosi i cortili rinascimentali di palazzo Scaglia

C’è un solo palazzo torinese che conserva le forme e le decorazioni del Rinascimento, non rimaneggiato durante il Barocco, danneggiato, ma non d strutto durante i bombardamenti del Novecento. È Palazzo Scaglia di Verrua – in via Stampatori 4 – ed è quel che si dice un unicum dell’architettura. Gli utilizzi successivi alla sua prima ricostruzione operata tra il 1585 e il 1604 sotto il regno di Carlo Emanuele I, per volontà dell’abate Filiberto Scaglia di Verrua, ambasciatore e ministro, non ne hanno intaccato la disposizione degli spazi. Perdute, invece, le originali strutture e decorazioni del Trecento di questo fabbricato nell’ex isola Sant’alessio nel quale hanno trovato casa attività imprenditoriali e studi di professionisti.

Il palazzo divenne tra Cinque e Seicento proprietà di Giacomo Solaro, Generale delle Finanze del Governo sabaudo che commissionò all’artista bresciano Antonino Parentani (a Torino dal 1599 al 1628), una serie di affreschi per decorare la facciata e la corte interna. Tornò poi di proprietaà della famiglia Scaglia di Verrua (il cui stemma, in stucco, è collocato sul portone di ingresso). Il corpo diplomatico russo, dal 1° novembre 1861, prese sede nel palazzo, precisamente nei locali al piano nobile lasciati liberi dalla legazione spagnola, rientrata in patria.

La più nota e avventurosa residente nel palazzo fu la duchessa Jeanne de Luynes (1670-1736) moglie del conte Ignazio Scaglia di Verrua, di nobile famiglia francese e nipote del Re Sole Luigi XIV, che attrasse l’interesse del duca Vittorio Amedeo II e ne diventò nel 1688 la più famosa e influente amante.

È stato aperto, come molti altri palazzi torinesi, nella due giorni di Open House Torino.

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