Età Barocca

Il meglio del Castello di Moncalieri

Riaperto a luglio (era chiuso al pubblico da dicembre 2018) il maniero sulla collina moncalierese è uno scrigno pieno di gioielli da scoprire

 

Dieci tesori da ammirare nel Castello di Moncalieri. Ora che è stato riaperto alle visite (era chiuso da dicembre 2018) per impegno congiunto della Soprintendenza ai Beni Architettonici, del Comune di Moncalieri e dell’Arma dei Carabinieri, il monumentale complesso sulla collina alle porte di Torino torna a mostrarsi in tutto il suo splendore. Sul numero di Torino Storia appena comparso in edicola segnaliamo alcuni dei suoi contenuti più interessanti. Ne esistono – ovviamente – tanti altri da scoprire di persona varcando il portone della reggia.

Ecco il nostro “best of”. Trovate gli approfondimenti su Torino Storia 52, ottobre 2020.

  • La cappella settecentesca. Al piano terra, nei pressi dello Scalone, è una delle poche testimonianze quasi perfettamente integre del periodo tardo settecentesco all’interno del castello.
  • La Cavallerizza. Nella corte del castello, è un basso fabbricato che si sviluppa per 1000 metri quadrati di superficie e 14 metri di altezza, in parte interrati.
  • L’orologio di Maria Letizia. In stile rocaille, è un oggetto tardo ottocentesco appartenuto alla principessa Laetitia Napoleone, nipote del primo Re d’Italia e ultima esponente della Famiglia Reale ad abitare il castello.
  • L’ascensore di Maria Clotilde. È un prezioso ascensore elettrico in legno, commissionato nel 1901 alla società milanese di Augusto Stiegler e consegnato l’anno successivo.
  • La camera di Maria Clotilde. La stanza, dalle pareti di un acceso verde speranza, è tra le poche a conservare gli arredi della principessa nell’ambiente per cui erano stati pensati e gode di uno straordinario affaccio sulla pianura torinese e sull’arco alpino.
  • La torre medievale. Qui, durante i lavori di restauro di fine anni Ottanta, venne rinvenuto un grande quantitativo di materiale organico e inorganico, probabilmente scarti stratificatisi nei secoli, che hanno permesso agli archeologi di ricostruire la vita a corte.
  • Il gabinetto di toeletta del Re. Si tratta di uno sfizioso ambiente realizzato negli anni Sessanta dell’Ottocento per Vittorio Emanuele II, nell’immediata adiacenza della sua Camera da letto, con l’idea di ricordare una tenda da campo.
  • Il restauro evocativo. Le sale del torrione sud-est, quello che ospitava l’appartamento dei sovrani, sono tate colpite dall’incendio del 2008 e il restauro, anziché mascherare o cancellare, mette in luce le ferite lasciate dal fuoco.
  • Il salotto della Regina. Uno dei simboli del castello, era la Sala di Trattenimento della Regina, detta generalmente Sala blu. Il perché di questo nome è presto detto: le pareti, così come gli arredi, sono rivestiti di tessuti di un brillante blu.
  • Gli uffici dei carabinieri. Gli spazi al primo piano del corpo centrale che oggi ospitano il Comando del 1° Reggimento Carabinieri «Piemonte», conservano ancora elementi decorativi ottocenteschi, arredi e elementi decorativi provenienti dalle collezioni del castello.

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