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Quando nel Po si nuotava: l’epoca d’oro delle spiagge in città

«Tre stabilimenti di bagni stanno ora sul fiume. Uno più modesto e frequentato assai, specialmente per le donne poco lungi dai Molini della Rocca… un altro per gli uomini… e l’altro elegantissimo presso la gradinata che scende sulla riva del fiume, in capo alla via dell’Ospedale». Così ci racconta Luigi Rocca nel 1876 a proposito di quelli che all’epoca venivano chiamati «bagni natanti» lungo il Po, riferendosi per i primi due casi all’area sotto al Monte dei Cappuccini, poco lontano dallo stabilimento Diatto, che era in pieno vigore; e per l’altro a un centro balneare posto al fondo dell’attuale via Giolitti, dove lungo il Po terminavano i Murazzi.

A questo link  è possibile guardare la gallery dedicata alle spiagge torinesi.

Negli anni Trenta dell’Ottocento comparvero sulle rive torinesi del Po i primi bagni natanti: debuttarono accanto ai Molini della Rocca, a valle dell’attuale ponte Umberto I, e nella zona attorno all’isolotto del Schermata 2016-08-01 alle 15.19.52Meisino presso il ponte di Sassi. A metà Ottocento i primi rudimentali bagni natanti lasciarono il posto a veri e propri stabilimenti balneari, come quello di Guglielmo Biestra, costruito nel 1851 e distrutto poi da una piena del fiume, il cui progetto comprendeva finalmente la presenza di due istruttori di nuoto. L’impianto di Biestra era probabilmente collocato sulla riva sinistra del Po, presso l’area Giardino della Pallamaglio ove oggi sorge il Valentino fra corso Marconi e via Valperga Caluso.

Un regolamento del 1855 stabilì che i bagni attrezzati dovessero essere recintati con frasche e palafitte e teli, in modo da impedire che coloro che si bagnavano fossero visti da chi passeggiava nei viali lungo il Po.
I bagnanti di metà Ottocento dovevano indossare mutande lunghe almeno fino al ginocchio; le aree riservate agli uomini e alle donne dovevano essere completamente separate per garantire la totale riservatezza alle signore. Lo stabilimento era illuminato la sera, chiudeva alle dieci con tassativo divieto di prendere i bagni durante le ore notturne e vigeva anche la proibizione di bagnarsi la domenica «nelle ore dei divini uffizi».

Gli ultimi bagni a scomparire, per fare spazio alle strutture di Italia ’61, furono quelli alla confluenza tra il Po e il Sangone, dove sorgeva la spiaggia che ispirò il “Sangon Blues” di Gipo Farassino.

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Un pensiero su “Quando nel Po si nuotava: l’epoca d’oro delle spiagge in città

  1. Quando si andava a fare il bagno alla stura vicino alla frazione barca era uno spasso. Vi erano anche le draghe che asportavano la ghiaia e per noi era uno spasso vedere quella benna che con un sibilo correndo su un filo di acciaio entrava in acqua con un grande tonfo per poi risalire .poi al fondo della discesa per arrivare al fiumi vi era una Piola (in piemontese ) con le tavole di pietra dove si poteva mangiare la frittura di pesce e la (topia) di uva fragola. Era bellissimo.

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