Ottocento

Michele Buniva, pioniere delle vaccinazioni contro il vaiolo

Nell’anno del Coronavirus brilla la storia dell’uomo che all’alba dell’Ottocento portò i primi vaccini in Piemonte, sfidando i pregiudizi della scienza e della politica

Per molti secoli il vaiolo, considerato una malattia ineluttabile, decimò le popolazioni umane, mietendo nella sola Europa centinaia di migliaia di vittime ogni anno.

Il “vaccino” venne scoperto quasi per caso alla fine del Settecento, nelle campagne inglesi del Gloucestershire, da parte del medico condotto Edward Jenner. Egli notò come i contadini che entravano in contatto con il pus del cowpox, una malattia che colpiva le mammelle delle vacche con pustole simili a quelle del vaiolo umano, risultavano immuni a questa malattia. Jenner comprese che il «vaiolo vaccino», detto poi semplicemente «vaccino» (il primo nella storia della medicina), era in grado di immunizzare contro la variante umana, molto più grave, della malattia.

In Piemonte fu il medico pinerolese Michele Buniva (1761-1834) a introdurre per primo il vaccino di Jenner. Buniva, esiliato a Parigi per le sue simpatie repubblicane e filo francesi, nel 1800 viaggiò in Inghilterra per apprendere le tecniche vaccinali. Rientrato in Piemonte col ritorno dei Francesi, Buniva fu subito nominato Presidente del Magistrato di Sanità (divenuto poi Consiglio Superiore di Sanità), direttore della Scuola di Veterinaria, condirettore dell’Ospedale San Giovanni, professore di Igiene pubblica e privata, membro dell’Ospizio di Maternità.

Ritratto di Michele Buniva

Forte della posizione acquisita, si spese moltissimo per diffondere le vaccinazioni, in un clima di scetticismo, dovuto in parte alle tecniche ancora rudimentali che non sempre garantivano risultati ottimali, in parte alla contrarietà della Chiesa e di parte del mondo scientifico. Buniva promosse una serie di iniziative editoriali con scopi sia di propaganda a favore del vaccino, sia di formazione rivolta a medici, chirurghi, infermieri, ufficiali di sanità, persone istruite e perfino volenterosi dilettanti. Tra luglio e novembre del 1807 Buniva intraprese un vero e proprio tour vaccinale, iniziando dalle Valli di Lanzo, proseguendo per quello di Susa, e toccando infine Pinerolo, Poirino, Carignano e Casale.

Folla vaccinata contro il vaiolo

L’impegno di Buniva non si concentrò solo sul vaccino. Si applicò al miglioramento della situazione igienico-sanitaria del Piemonte su scala più ampia. Propose la costruzione di nuove fontane per aumentare la disponibilità di acque potabili, fece aprire bagni pubblici, migliorò le condizioni di vita negli ospedali e nelle carceri, cercò di contenere la sifilide, istituì ispezioni sulle derrate alimentari, incentivò lo studio dei parassiti delle piante e il contenimento delle epidemie negli allevamenti.

Ospedale vaiolosi

La Restaurazione e il ritorno dei Savoia sul trono non tenne in alcun conto i meriti scientifici e filantropici di Buniva, ma solo il suo passato di acceso repubblicano e il suo sostegno al governo francese: venne così privato di cariche e onori, costretto a tornare alla semplice professione di medico. In questa veste trovò comunque modo di proseguire l’attività di vaccinazione, operando anche all’interno del sovraffollato ghetto ebraico, al tempo oppresso da grave miseria.


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