Antichità

Guarda il video esclusivo: un bisonte di 20mila anni fa

Sará in edicola dal 15 dicembre (6,10 euro) e inviato come omaggio di Natale a tutti gli abbonati il nuovo numero monografico speciale Torino Storia Avanti Cristo – Tre milioni di anni dimenticati. Cento pagine sulla storia di Torino prima della fondazione romana.

Iniziamo a presentarlo cosí, con l’inedita notizia e le riprese in esclusiva delle stupefacenti collezioni di reperti antichissimi (migliaia, milioni di anni fa) conservati, inaccessibili al pubblico, a Palazzo Carignano. Che peccato non esporli!

 

Testo del video

C’è un tesoro nascosto di fossili, centinaia di migliaia di reperti, conservati inaccessbili al pubblico in un luogo centralissimo e inaspettato della città: l’ultimo piano di Palazzo Carignano. E’ qui, nei locali che Torino Storia ha visitato in esclusiva, che riposano dal 1879 le collezioni di Geologia e Paleontologia dell’università di Torino, in uno spazio da sempre pensato come luogo di conservazione e ricerca dell’Ateneo, che racchiude reperti incredibili e suggestivi ed è un peccato tenere nascosto al pubblico.
Nella collezione spiccano un paio di corna di Bison priscus, un grande bisonte preistorico, ritrovate in una cava di ghiaia lungo il Po, al confine Sud di Torino. L’imponente animale è vissuto nel ventimila avanti Cristo nella piana sui cui è sorta la città, quando l’area era popolata da branchi di mastodontici cervi (lontani parenti di quelli attuali e delle alci) e i rilievi ospitavano famiglie di orsi. Era conclusa da poco l’ultima glaciazione, il ghiacciaio della Valle di Susa si stava ritirando e la Dora scavava il suo letto in un percorso simile all’attuale.
Nei grandi armadi di metà Ottocento sono conservati anche reperti di epoche molto più antiche, dai 4 ai, 2 milioni e mezzo di anni fa, quando il mare ricopriva l’intera pianura padana: scheletri ben conservati din delfini, capodogli e balenottere (quelle che nuotavano nell’area torinese potevano essere parenti delle attuali balene grigie della California).
Il mare del golfo padano lasciò il posto, nel suo lento ritiro, ad una pianura tropicale. Il clima nell’area su cui sorge Torino era come quello che oggi troviamo nel sud est asiatico. Lo sappiamo, ancora una volta dalle collezioni a Palazzo Carignano: lo testimoniano i pochi reperti di tronchi e foglie fossili che si sono salvati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale che hanno colpito questi locali e mandato a fuco quella parte della collezione.
Da tempo è previsto che questo patrimonio di storia trovi casa nel Museo di Scienze naturali di via Giolitti, chiuso però dal 2013. L’annuncio della sua riapertura, a tappe, è positiva. Ma non sarebbe il caso di esporre al pubblico subito le meravigliose collezioni delle soffitte di palazzo Carignano? Sarebbe un peccato non farlo perché quei reperti comunicano con grande efficacia e sicuro interesse da dove veniamo e qual è la storia – anzi la preistoria – dei nostri luoghi.

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