Età Barocca

Primavera nei giardini della Reggia

Il grande parco di Venaria è una moderna ricostruzione dei giardini che decoravano la dimora sabauda nel Seicento e Settecento.

La primavera è la stagione in cui i giardini della Reggia di Venaria tornano prepotentemente alla ribalta con le loro distese di verde, le fontane, i lunghi viali che sembrano perdersi vero l’infinito.

E dire che fino al 2007 era scomparsa ogni traccia di questi giardini, seppelliti dal tempo, dall’incuria e dal corso della storia, negli ultimi secoli mai troppo tenera con La Venaria.
I giardini della Reggia, per come li conosciamo, sono infatti il frutto di un incredibile lavoro di ricostruzione, avvenuto nei primi anni Duemila in seguito a un dibattito sull’opportunità o meno di intervenire sui giardini non già in modo conservativo, com’è consuetudine nel nostro paese, ma con volontà integrativa, cioè con la prospettiva di ricostruire ex novo quegli elementi del patrimonio che erano ormai perduti.

Gloria e declino

Progettati negli anni Sessanta del Seicento da Amedeo di Castellamonte, come il resto della Reggia e il borgo di Venaria, i Giardini, posti sul retro della Reggia, seguivano un’impronta tipicamente «all’italiana». Erano sviluppati su tre livelli collegati da scalinate spettacolari, statue in marmo, aiuole fiorite e grotte impreziosite da conchiglie.

Il loro declino era avvenuto a partire dalla fine del Settecento, quando, assieme al resto della residenza, furono progressivamente destinati ad usi militari, perdendo la funzione di luogo di delizie della corte sabauda. Nel 1832 la Reggia passò di proprietà, dalla Casa Reale al ministero delle Finanze, che la cedette in affitto al ministero della Guerra. Trasformata in caserma, ospitò negli anni di Vittorio Emanuele II il Reggimento Artiglieria, che vi rimase fino al 1851. Nei primi anni del Novecento su alcuni terreni fu addirittura realizzato un campo volo e nel 1915 vi si stabilì la Scuola di volo del Regio esercito. Nel secondo novecento i giardini seguirono la vicenda della Reggia, abbandonata all’oblio e ai vandali.

Fino alla rinascita.


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