Novecento

Quarant’anni fa, oggi, la marcia dei quarantamila

Accadde il 14 Ottobre 1980: decine di migliaia di impiegati fiat sfilarono contro i sindacati degli operai. La rivoluzione tecnologica stava trasformando Mirafiori, si apriva la dura stagione dei "tagli" ai posti di lavoro.

Sono trascorsi 40 anni dalla famosa «marcia dei quarantamila». Quarant’anni da quando – il 14 ottobre 1980 – un corteo di impiegati e di quadri Fiat sfilò nel centro di Torino per contrastare le organizzazioni sindacali, che da 35 giorni impedivano l’ingresso dei lavoratori nelle fabbriche. Era in corso un durissimo scontro fra i vertici Fiat e le sigle sindacali. La protesta operaia era stata scatenata da un piano di tagli ai posti di lavoro; ma gli impiegati si schierarono contro il metodo di quella protesta (il blocco degli accessi alle fabbriche, con picchetti ai cancelli per impedire l’ingresso dei lavoratori), si schierarono dalla parte «del padrone», dalla parte di Fiat, chiedendo a gran voce di poter rientrare al lavoro.

Forse gli impiegati scesi in piazza non erano davvero quarantamila. Forse erano solo trentamila, forse meno; si sa che i conti si fanno secondo le convenienze. Fiat, che con l’amministratore delegato Cesare Romiti aveva incoraggiato il corteo, enfatizzò i numeri della partecipazione per ottenere la fine del blocco nelle fabbriche. e alla fine le organizzazioni sindacali dovettero arrendersi. Fu una sconfitta durissima, destinata a cambiare per sempre i rapporti di forza fra sindacati e fabbrica.

La marcia dei quarantamila chiuse un periodo di fuoco seguito alla crisi congiunturale del settore auto e quella di Fiat in particolare, “figlie” delle crisi energetiche del decennio precedente e del cambio degli scenari produttivi. Dopo mesi segnati da forti scontri tra azienda e sindacati, il corteo di capi e intermedi invertì gli equilibri e condusse alla firma di un’accordo la notte immediatamente successiva, che si risolse in una sorta di resa incondizionata all’azienda, che avrebbe messo in cassa integrazione a zero ore (preludio del licenziamento) 23 mila persone.

La marcia segnò per Torino la fine di un’epoca; fine che sarebbe diventata ancor più evidente poco tempo dopo, quando, nel febbraio 1982, il Lingotto chiuse definitivamente i battenti. non era il primo grande stabilimento a chiudere (in precedenza era già accaduto alla Riv di via Nizza), ma era certamente il più simbolico. Molti altri si sarebbero collocati sulla sua scia: Motori Avio, Materferro, Teksid, Grandi Motori, Nebiolo, Westinghouse, Michelin, Italgas.

Si liberavano aree gigantesche da destinare ad altri impieghi. Nasceva una nuova Torino, in cerca d’identità, la Torino di oggi.

 


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