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Rifugi antiaerei, dove il tempo si è fermato

Per la festa della Liberazione il 25 aprile aprono al pubblico gli ambienti sotterranei di alcune ripari ereditati dalla seconda guerra mondiale, ma ne esistono altri sepolti, murati, che nessuno ha mai visitato: gli speleologi del gruppo «Astec» sono impegnati a rintracciarli e fotografarli.

foto01tsSul numero 6 di Torino Storia, in edicola dal 15 aprile, e nella gallery che trovate qui, pubblichiamo foto inedite, scattate recentemente in alcuni del 600 rifugi antiaerei che puntellavano il sottosuolo di Torino durante la Seconda guerra mondiale. Molti rifugi oggi non ci sono più, altri sono noti e visitabili dal pubblico, altri ancora sono tornati ad essere quello che erano prima della guerra: cantine nei palazzi d’abitazione. Di alcuni rifugi – spettacolari – erano state perse le tracce, risultavano murati, irraggiungibili, ma sono stati individuati ed esplorati nell’ultimo decennio dal gruppo Astec di Torino, cui appartiene Marzia Gallo, autrice dell’articolo. Per ragioni di sicurezza non indicheremo l’esatta posizione degli ambienti sotterranei in città.
Per comprendere la storia dei rifugi antiaerei e la loro evoluzione nel tempo, è necessario considerare le incursioni aree subite dalla città durante la guerra tra il 1940 e i primi mesi del 1945. Tali incursioni determinarono significative modifiche all’impianto di Protezione Antiaerea (Paa) messo in atto dai primi Anni ‘30 per proteggere la popolazione.
Con la fine della guerra i rifugi, chiusi per motivi di sicurezza, vennero smantellati per recuperare i materiali utili nel processo di ricostruzione generale. Il ricordo della loro presenza si fece progressivamente lontano, nel tempo e nella memoria. Solo le testimonianze di chi visse gli anni di guerra, i lavori di trasformazione urbanistica della città e la documentazione d’archivio hanno dato la possibilità di riscoprire, a distanza di decenni, strutture sotterranee date ormai per perse.

Cinque rifugi aperti al pubblico. A tutt’oggi, grazie alla documentazione d’archivio si è potuta stimare l’esistenza di oltre 600 ricoveri antiaerei ai quali, durante il Secondo conflitto mondiale, fu affidata la difesa della popolazione di Torino contro i bombardamenti. Molti di questi manufatti sono ormai scomparsi, altri giacciono dimenticati nel sottosuolo in attesa di poter essere riscoperti. Taluni sono stati sottoposti a quelle opere di messa in sicurezza che consentono lo svolgimento di visite guidate su prenotazione o in occasione di particolari anniversari e manifestazioni culturali. Aprono le loro porte al pubblico: il ricovero di piazza Risorgimento, il rifugio dell’ex Gazzetta del Popolo (parte integrante del percorso museale del Museo Diffuso della Resistenza), il rifugio del Municipio di recente recuperato a cura della Città di Torino, quello delle carceri Le Nuove e il ricovero della chiesa di San Barnaba e Visitazione di Maria Vergine a Mirafiori, reso fruibile grazie all’infaticabile lavoro del sig. Aldo Ratto.

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2 commenti su “Rifugi antiaerei, dove il tempo si è fermato

  1. Buongiorno, volevo sapere quando è possibile partecipare alle visite nel sottosuolo Torinese. Ho partecipato alla torino sotterranea e sono rimasto impressionato dall’opera che è presente sotto i Ns. piedi e vorrei approfondire la ricerca.

I commenti sono chiusi.

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