Età Barocca

Saluzzo Paesana, l’altra Corte in piazza Savoia

La "nuova" piazza Savoia e la dimora cittadina dei Saluzzo Paesana, tanto lussuosa da far ingelosire re Vittorio Amedeo II

Piazza Savoia si chiamava un tempo Piazza Segusina, perché puntava verso la strada di Susa e smistava il traffico proveniente da quella direzione. Costruita ai primi del 700 a ridosso del nuovo tratto di mura edificate giusto in tempo per l’assedio del 1706, è il centro dell’ultimo ampliamento della città barocca: quello settecentesco, a ovest delle mura romane e a nord della Cittadella.

Palazzo Martini di Cigala

Attorno alla nuova piazza, tutto sommato semplice se paragonata ad altri luoghi aulici della città come piazza San Carlo, vennero edificati due palazzi privati. Da un lato, nel quadrante Nord Ovest, quello della famiglia Martini Cortesia, conti di Cigala, eretto su progetto di Filippo Juvarra nel 1716.

Palazzo Saluzzo Paesana

Sul versante opposto un architetto minore, Giacomo Plantéry, concepì per la nobile antichissima famiglia dei Saluzzo Paesana la dimora che porta il loro nome, un palazzo che per dimensioni e fasto poteva rivaleggiare con Palazzo Reale, peraltro non ancora completato. Con l’ingresso principale disposto su via della Consolata, il nuovo palazzo si sviluppava attorno a una grandissima corte di rappresentanza e a una più piccola, di servizio.
Una dimora fastosa che divenne vero e proprio gesto politico. Con la nuova residenza urbana, i Paesana si erano dotati di un complesso così articolato da permettere il costituirsi di una sorta di «corte» di affittuari, formata da numerosi piccoli nobili, ricchi borghesi, artigiani al loro servizio, legati ai marchesi da vincoli abitativi e in grado di costituire una vera potenza. Una potenza percepita da Vittorio Amedeo II quasi come una minaccia, ma da affrontare senza modi drastici: il re chiese e ottenne di chiudere l’accesso secondario del palazzo, quello su via Bligny, ufficialmente per “motivi di ordine pubblico”.

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Fotografie di: Renzo Bussio


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