Ottocento

Perché i giornali stroncarono la statua equestre di Carlo Alberto?

È troppo bello e poco maschio? Non pare un energico soldato sabaudo, ma un teatrante riccioluto, un ibrido fra un languido pirata e il femmineo Antinoo caro all’imperatore Adriano? È così? Il bersagliere che ha foggiato per il monumento a re Carlo Alberto non piace?
 Farebbe ridere i reduci di guerra? Ma lo sanno che per realizzar
lo ha copiato come modello il
 più bell’italiano di Londra! E non piace? Per di più il re di Sardegna manda un «giovincello» per dire queste insolenze a un artista di fama europea, se non mondiale? È intollerabile! Carlo Marochetti, scultore che Francia e Inghilterra si contendono, non può accettarlo: avvampa, prende un martello e sbriciola a mazzate la testa della statua per la quale attendeva solo lodi.
È con questa violenta sfuriata che nasce uno dei più controversi monumenti militari di Torino: quello che tutt’ora celebra, fra Palazzo Carignano e la Biblioteca Nazionale, il sovrano sabaudo che dal 1848 al 1849 osò s dare l’impero di Vienna, per cacciarlo dalla penisola italiana. L’opera è inaugurata il 21 luglio 1861, quando Torino è dal 18 febbraio vittoriosa capitale del Regno d’Italia. Ma l’ideazione del complesso scultoreo in bronzo e marmo risale al 1853, l’anno in cui il figlio di Carlo Alberto, re Vittorio Emanuele II, ha deciso di rendere onori all’impresa del padre e della sua armata.

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