Età Barocca

Tesoriera e Amoretti, le “ville di periferia” di Torino

Storie parallele delle due residenze costruite nel Settecento lungo i viali di accesso alla città. Oggi sono sede di centri culturali, attorniate da quel che resta degli antichi giardini.

Torino ha due ville le cui storie sono molto simili: la Tesoriera, nell’omonimo parco lungo corso Francia, e l’Amoretti, al centro del parco Rignon di corso Orbassano. Entrambe testimoniano di quel periodo, tra fine ’600 e seconda metà del ’700, in cui le classi aristocratiche – la nobiltà di più recente costituzione e la nascente alta borghesia – erano piuttosto restie ad abitare all’interno delle mura, preferendo piuttosto dotarsi di ville in periferia (allora era periferia), spesso contornate da bellissimi giardini e, quasi sempre, completate da redditizie cascine con fabbricati rustici e campi coltivati. Sovente, i loro proprietari avevano anche appartamenti in città, magari lussuosi ma il più delle volte presi in affitto da altri nobili di più antico rango.

La Tesoriera

La vicenda della Tesoriera inizia nel 1713, subito dopo l’elevazione di Vittorio Amedeo II a Re di Sicilia. Il «Tesoriere dello Stato Sabaudo di qua dai monti» Aymo Ferrero dei Signori di Cocconato ha recentemente ottenuto il titolo di conte. Acquista alcuni terreni lungo il nuovissimo viale di Rivoli (l’attuale corso Francia) e decide di costruire una villa con annessi rustici. Ne incarica l’architetto Jacopo Maggi.
La costruzione, corrispondente alla sola parte centrale dell’edificio che vediamo oggi, è terminata due anni dopo e inaugurata alla presenza del re.

Villa Amoretti

Una storia altrettanto burrascosa è quella dell’altra villa «di periferia», la cascina Amoretti, che comincia però qualche decennio prima. Tutta ha inizio con Giovan Battista Amoretti, personaggio di corte originario di Oneglia, al servizio della Madama Cristina. La sua rendita di 100 ducatoni all’anno gli permise di costituire due commende: una a Moncalieri e un’altra a Torino, lungo la strada di Orbassano. Nel 1663, cederà i due possedimenti ai nipoti Giovambattista e Carlo Giacinto. Con l’assedio del 1706, quest’ultimo, ottenuto il titolo di marchese d’Osasio, amplierà i fabbricati rustici. Sarà invece suo figlio, Giovanni Battista Amoretti d’Osasio, che trasformerà la parte centrale della tenuta agricola in un ragguardevole parco con villa centrale.


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