Novecento

La Luna vista da Torino. A colori

Il 20 luglio 1969, solo da Torino è stato possibile vedere la Luna a colori.

La Luna a colori. Mentre in tutte le televisioni italiane si seguiva su schermi in bianco e nero la celebre telecronaca di Tito Stagno, il centro RAI di via Verdi aveva predisposto alcuni apparecchi per la ricezione a colori. “Fuori d’Italia milioni di persone hanno ammirato la Luna nelle molte e raffinate sfumature. Qui in Italia lo spettacolo è stato riservato a pochi invitati e pochi eletti, dal momento che com’è noto il colore TV, per adesso e par qualche anno ancora, è vietato d’autorità”, scriveva Ugo Buzzolan su La Stampa Sera di lunedì 21 luglio, sotto al titolo: “Abbiamo visto la Luna a colori”.

“Lo studio era pieno – scrive ancora Buzzolan –, tanto che due televisori dovevano essere installati nell’atrio per la gente rimasta fuori. In strada, i passanti si fermavano e allungando il collo o montando l’uno sulle spalle dell’altro cercavano di partecipare al rendez-vous con la Luna a colori”. Una Luna sorprendente: ce la si aspettava grigia e nerastra e invece “pareva uscita dal pennello di un pittore fornito di ricca tavolozza”. Un tripudio di gialli, “fondamentalmente oro, che scaricava secondo i momenti dal giallo polenta al giallo limone”.

Strade deserte in città. E chi non era al centro RAI? Ce lo racconta ancora La Stampa Sera, che in prima pagina titola a caratteri cubitali: “I due astronauti americani SULLA LUNA!”. L’unico altro titolo che trova spazio in prima pagina quel giorno è “Offensiva del caldo: 34 gradi a Torino”.

È dunque una Torino stretta nella morsa del caldo, quella che si prepara ad assistere all’allunaggio. Al pomeriggio le quattro piscine aperte (Comunale, Pellerina, Sempione e Lido Torino) vengono prese d’assalto: per tutta la giornata si registrano lunghe code, anche davanti ai cancelli chiusi per raggiunti limiti di capienza. Si cerca refrigerio lungo le rive dei fiumi, dal Po alla Stura, dal Sangone alla Dora.

Calato il solleone sorge la Luna, che da quella sera è destinata ad essere più vicina. A Torino, il Questore aveva autorizzato i locali pubblici con televisori a restare aperti tutta la notte, per dare la possibilità a chi non aveva la tv di seguire la storica impresa. Ma, come racconta ancora La Stampa Sera: “il provvedimento è stato, per la maggior parte dei casi, inutile. Vi era poca gente nei locali del centro e in quelli della periferia e il motivo è semplice. Quasi tuttti sono rimasti a casa (chi senza televisore è andato da amici) perché certamente più tranquilla di un bar […]. Le strade di Torino ieri sera erano deserte come non si erano mai viste dagli anni del coprifuoco. Dalle finestre aperte uscivano le voci di radio e telecronisti. Si sa di famiglie che hanno cenato davanti al televisore, di altre che hanno staccato il telefono per non essere disturbate […] Si può dire che dalle 22, e per venti minuti, la vita nella città si è fermata. Nelle case entravano le voci degli astronauti che lo speaker traduceva. “Andiamo bene”. E intanto si avvicinava il grande momento. Davanti al televisore nessuno respira. Ore 22,17: ha toccato. Lungo sospiro, applausi”.

Poi, verso le due di notte, centinaia di torinesi si sono riversati in strada e in piazza Carlo Felice hanno atteso la prima edizione di Stampa Sera, per leggere dell’impresa.

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